A Slow Fish 2017 si incontrano eroi del mare da tutto il mondo

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La rete siamo noi
A Slow Fish 2017 si incontrano eroi del mare da tutto il mondo

 

Hanno subito per anni le conseguenze sull’ecosistema marino, l’economia e il regime alimentare quotidiano provocate dalla sua ingordigia, fin quando non hanno reagito con successo. Stiamo parlando delle comunità della piccola pesca dei Caraibi e del pesce leone, lungo circa 30 centimetri ma dotato di aculei velenosissimi. È una specie aliena proveniente dagli Oceani Pacifico e Indiano che, a causa della sua voracità, ha provocato seri danni all’equilibrio marino dei Caraibi, portando le popolazioni di interesse commerciale, come l’aragosta, al limite dell’estinzione. Fino a quando lo scorso anno la Asociación de Pescadores Artesanales del Caribe Sur (Asopacs) ha stilato e presentato al Ministero dell’Ambiente della Costa Rica un protocollo per la sua cattura e commercializzazione. L’iniziativa si è presto diffusa in altri Paesi, tant’è che ormai il pez león è un piatto di punta dei migliori ristoranti del Centro America. A Slow Fish ospitiamo una delegazione di pescatori dei Caraibi, tra i quali José Ugalde Jimenez, per condividere questa e altre storie, speriamo tutte con buon esito. La delegazione di pescatori dei Caraibi parteciperà nell’ambito del progetto Slow Fish Caribe, finanziato dall’Unione Europea.

A Ngaparou, una località costiera del Senegal che vive di pesca, le cose non andavano bene: il mare ricco di specie pregiate (aragoste, seppie e polpi per citarne alcune) era sfruttato con pratiche di pesca aggressive e si registravano frequenti incursioni da parte di grandi navi da pesca battenti bandiera straniera. Con il passare del tempo, il bottino delle battute di pesca era sempre più magro, come lo stipendio. Nel 2007 i pescatori hanno creato il Comité Local des Pêcheurs (CLP) de Ngaparou, di cui fanno parte 450 donne e uomini, per gestire le risorse della pesca, conservare l’ambiente marino proteggendo i siti di riproduzione, cercando anche di adottare azioni condivise per ottimizzare gli stipendi. Tra le iniziative, ad esempio, il divieto di cattura dei giovanili delle aragoste e degli esemplari femminili, la creazione di un’area marina protetta e il divieto di prendere sabbia dalla spiaggia. A raccontarcelo è il segretario generale del comitato Abdoulaye Papa Ndiaye.

Queste sono solo alcune delle testimonianze che i delegati della rete internazionale e italiana di Slow Fish vengono a condividere a Genova con i loro colleghi provenienti da tutto il mondo. Accanto ai pescatori ci sono i cuochi, nella Cucina dell’Alleanza e negli appuntamenti Fish-à-porter del Mercato, come Christian Qui: formazione da architetto del paesaggio, ha lavorato come artista a Marsiglia prima di fondare il suo ristorante SushiQui, in cui serve sushi preparato con pesce locale e di stagione pescato dai pescatori artigianali della zona. Ma anche commercianti virtuosi: per il Belgio, Wim Versteden, fondatore di Pintafish, impresa che seleziona pescato sostenibile offrendolo direttamente ai consumatori attraverso punti di vendita locali e trasporti dedicati. E accademici che dedicano ogni giorno i loro sforzi allo studio e al racconto dello stretto e delicato rapporto che lega l’uomo alla vita marina, e di come inevitabilmente ognuno di noi possa influenzarne, nel bene nel male, l’equilibrio. Uno di questi è il biologo francese Pierre Mollo, che studia l’importante ruolo che giocano i microrganismi marini, come il plancton, nell’ecosistema.

Li possiamo incontrare nella Casa Slow Food, ma anche in molti altri luoghi ed eventi della manifestazione in cui sono protagonisti indiscussi: conferenze, racconti, proiezioni, laboratori e appuntamenti gastronomici.

Per noi la rete non è soltanto un attrezzo di pesca, è anche, soprattutto, il groviglio di relazioni, fragile e ampio, che unisce acque, terra, microrganismi, pesci, pescatori, consumatori in un sistema interconnesso e vivo del quale ciascuno entra a far parte ogni volta che compie un’azione che può in qualche modo influenzare il ciclo vitale delle acque: dal semplice lancio di un mozzicone di sigaretta al più complesso atto dell’acquisto di un prodotto ittico. La rete e la campagna Slow Fish sono nate per rendere chiara questa dinamica e portare all’attenzione l’estrema necessità di promuovere sistemi di pesca che operano nel rispetto di questa delicata maglia di legami, dove il rapporto tra la salute del tessuto sociale e quella dell’ambiente è imprescindibile ed esplicito.

Tutti i giorni i racconti delle comunità di pescatori, trasformatori, biologi e cuochi accompagnano il pubblico di Slow Fish in un viaggio attraverso i mari, gli oceani, le acque dolci, mostrando come le loro identità, conoscenze e linguaggi siano un patrimonio da salvaguardare e uno strumento efficace per comprendere la complessità del mondo acquatico.

L’invito di Slow Fish è ad ascoltare queste e le altre storie, per esplorare i mari dal punto di vista dei protagonisti.

Ufficio Stampa Slow Fish
Slow Food: Valter Musso, 335 7422962 v.musso@slowfood.it
Elisa Virgillito, 345 2598615 e.virgillito@slowfood.it
Regione Liguria: Jessica Nicolini, 340 3964399 jessica.nicolini@regione.liguria.it
www.slowfood.it

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