A Barcellona e in Costa Daurada sulle tracce di San Giorgio

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di Elena Pizzetti

 

Festa dei libri, di chi scrive e soprattutto di chi legge, il giorno di San Jordi diventa lo spunto per un viaggio tra romanzi e monasteri. Senza, ovviamente, dimenticare il Modernismo.

 

 

 

Chiunque ami Barcellona non può perdersi la città il 23 aprile, il giorno di Sant Jordi, patrono della Catalogna, nonché “dia del llibre” da molto prima che l’Unesco dichiarasse il 23 aprile Giornata mondiale del libro. E al libro si accompagna la rosa, fiore della passione, un’usanza che potrebbe derivare dalla Fira dels Enamorats, che si teneva a Barcellona nel XV secolo, quando la piazza del Palau de la Generalitat si  colorava con il profumato mercato delle rose. Un omaggio all’amor cortese, espressione della cavalleria rappresentata dal santo cavaliere.

Non solo Las Ramblas e il Paseo De Gracia, ma tutta Barcellona (e la Catalogna), nonostante si tratti di un giorno feriale, rendono omaggio alla letteratura, al suo incanto, al suo potere, al suo ruolo (anche identitario)  con un milione e mezzo di libri e più di 6 milioni di rose vendute in un solo giorno. Nominata nel 2015 dall’Unesco Città della letteratura, Barcellona si trasforma in una animatissima libreria a cielo aperto con scrittori e lettori protagonisti. Val al pena allora, provare a indagarla seguendo questo fil rouge. Unica città citata nel Don Chisciotte da Cervantes (morto proprio il 23 aprile), serba luoghi che sono stati frequentati da penne celebri, come l’Hotel Continental affacciato alla Rambla de Canaletes, dove alloggiava George Orwell durante la guerra civile, esperienza dalla quale nacque “Omaggio alla Catalogna”. Un hotel (si accede dalla Rambla al civico 138) che conserva intatta l’atmosfera del tempo. Sempre sulle Ramblas, ecco l’Hotel Oriente dove, molto prima, soggiornò Andersen.  L’atmosfera della città al tempo delle due esposizioni universali del 1888 e del 1929 è raccontata nella “Città dei prodigi” di Mendoza, quella del secondo dopoguerra ne “L’ombra del Vento” di Zafón, al quale sono dedicati specifici itinerari e vive nei romanzi di Montalbán con i casi risolti in città dall’ispettore Pepe Carvalho. La storia della magnificenza della Cattedrale del Mare è nell’omonimo libro di Idelfonso Falcones che, attraverso la costruzione dell’edificio,  traccia un affresco della Barcellona nel XIV secolo. San Giorgio ricorre nel Modernismo: basti pensare a Casa Batlló dove la torretta allude alla spada e il rivestimento alle scaglie cangianti del drago. O a Casa de les Punxes, costruita all’inizio degli anni ’20 da Josep Puig i Cadafalch, con all’interno un museo che ne racconta la leggenda. Per itinerari letterari: www.coneixerbcn.com; per alloggiare: Hotel H10 Art Gallery www.h10hotels.com/en/art-gallery.

Circa 110 km di strada e qualche secolo a ritroso e si entra nella biblioteca del Monastero cistercense di Santa Maria de Poblet (che significa Pioppo), nella provincia di Tarragona, patrimonio dell’Umanità dell’Unesco, dove Padre Xavier, il bibliotecario, custodisce 6.000 libri e antichi volumi. Edificato nel 1150, è stato residenza reale fortificata e nella chiesa si trovano le tombe di otto re di Catalogna e Aragona e di sei regine. Un complesso monastico tra i più grandi d’Europa,  dove gli ospiti in cerca di pace vengono accolti in due foresterie (www.poblet.cat/en). Per scoprire altri monasteri si può seguire la Ruta del Cister (www.larutadelcister.info). San Giorgio torna protagonista nella vicina Montblanc, caratteristico borgo murato che, secondo la leggenda, ospitò la battaglia tra il santo cavaliere e il drago per salvare la principessa (e dove il sangue versato fece crescere un roseto). Ottimo il cioccolato, declinato nelle più fantasiose versioni, della pasticceria Viñas, e cena tipica da El Comerç del Mallol.

Imperdibile Tarragona, città imperiale romana, dove Augusto visse per due anni, già allora famosa per il suo vino (vasta scelta da www.vino-vi-com), con l’imponente Cattedrale Santa Tecla e le vestigia romane tra le quali l’anfiteatro sul mare. Casanova la cita raccontando di un suo galante soggiorno e qui fu stampata la prima edizione del Don Chisciotte. Per prendere un vermut, che da queste parti coincide con l’aperitivo, e un pranzo tipico, niente di meglio del Restaurant Casa Coder in Plaça del Mercadal a Reus, cittadina natale di Gaudì al quale ha dedicato un museo. Magari al sole, ammirando spettacolari esempi del Modernismo come Casa Navas di Lluís Domènech i Montaner. Info: www.catalunya.com.

Articolo pubblicato su Il Giornale domenica 5 agosto 2018

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